Una piacevole serata al Re-Wine!

A due passi dal centro di Latina, in via G. Carturan 38, si trova un locale molto carino dover poter acquistare una bottiglia di vino, fermarsi  per un’aperitivo con gli amici, oppure godersi un’ottimo pranzo o una cena. Tutto questo si chiama Re-Wine, gestito sapientemente dal proprietario Cristian, un ragazzo giovane ma con un grande bagaglio di esperienza nel mondo dell’enogastronomia… davvero notevole!

Tutto è curato nei minimi particolari. C’è un bancone dove poter degustare un buon aperitivo con un’ottima selezione di bottiglie utilizzate per la mescita e una graziosa sala con eleganti tavoli e sedie molto comode, alzando gli occhi si notano una lunga fila di bottiglie di vino nazionali e francesi posizionate lungo tutta la parete della sala; nulla è lasciato al caso!

Insieme ad altri due amici mi sono fermato qui per cena. Abbiamo iniziato con un piatto di alici del Mar Cantabrico e sarde affumicate Nardin, con pane tostato e burro della Loira, un mix perfetto per gustare al meglio queste eccellenze succulente, corpose e soprattutto meno salate rispetto alle alici locali.

Visto che il proprietario è un grande esperto di vini francesi, ci siamo lasciati guidare da lui nel fantastico mondo dei sauvignon blanc della Loira e per noi ha scelto: il Pouilly Fumè e il Sancerre; anche se sono entrambi Sauvignon, è da precisare che hanno delle differenze molto evidenti perché diversa è la tipologia e la composizione dei terreni.

Il primo vino servito è stato il Pouilly Fumè della Domaine Chatelain les Chaillou, annta 2016. Appena versato si nota subito il suo colore giallo paglierino carico di un’ottima brillantezza, al naso si sente il caratteristico odore del sauvignon, note floreali, sentori di frutta esotica, agrumi, limone e mentolo. Al palato offre una meravigliosa freschezza che fa salivare la bocca, note di pera, limone e un leggero accenno di menta. È stata una piacevole sorpresa, un buon vino che credo non sia opportuno berlo così giovane perché con qualche anno in cantina può solo  migliorare.

Il primo piatto è stata una sorpresa: uno spaghetto freddo alle ostriche, dal sapore unico e particolare. La sensazione che mi ha dato al primo assaggio è stata quella di avere il mare in bocca. Essendo un amante delle ostriche a me sono piaciuti molto, ma naturalmente lo consiglio solo a coloro a cui piacciono molto questi molluschi.

Il secondo Sauvignon degustato è stato il Sancerre Plante des Près annata 2013, della Maison Daniel Crochet prodotto con le uve di viti ultracinquantenni concentrate in un piccolo appezzamento di terreno. Un vino con un bel colore giallo paglierino limpido; al naso si sente subito l’immancabile nota minerale, con sensazioni di agrumi, pesca bianca, frutta matura e fiori bianchi; visto che ha qualche anno sulle spalle essendo un 2013, ha acquistato anche un ottimo equilibrio tra persistenza e finezza ed eleganza.

Per secondo ho ordinato due piatti: una triglia farcita di musselline di merluzzo (un’emulsione di tuorlo d’uovo, merluzzo, sale, pepe, martini dry e albume di uovo per legare il tutto), con crema di arachidi e nocciole di Alba, per poi continuare con polpo alla brace e riso rosso con fagottino di melanzane dell’azienda agricola Agnoni e salsa nduja. Il polpo, veramente ben cotto, adagiato sul riso rosso lasciava una buona sensazione in bocca, un misto di morbidezza e croccantezza; lo Chef ha fatto la scelta giusta di posizionare la nduja da una parte così che il cliente possa amalgamarla a suo piacimento.

Con queste due portate non potevo scegliere vino migliore: sempre pouilly fumè della domaine Chatelain, ma questa volta di un’annata meno recente, del 2012, proprio come piace a me; la differenza con il 2016 è quasi abissale. Questo vino in versione Prestige viene prodotto solo nelle migliori annate. Nel bicchiere presenta un bellissimo giallo quasi dorato, al naso è un’esplosione di intensi profumi di frutta gialla, pesca, melone, pompelmo, ananas, per poi passare alla vaniglia e pietra focaia; in bocca si sente ancora una buona acidità che non da per nulla fastidio, anzi, lascia veramente un buon gusto. Un vino potente e concentrato.

A seguire ci è stata servita una piccola selezione di formaggi piemontesi: il raschera D.O.P. di media stagionatura, prodotto con latte di vacca e un’aggiunta di latte di pecora o capra e il blu del Piemonte, un formaggio a pasta morbida, cremoso, con venature azzurre, segno distintivo delle muffe commestibili.

Senza alcun dubbio, la scelta perfetta è stata accompagnare i formaggi con il passito prodotto dall’azienda vitivinicola Marchigiana La Montata, situata a Sant’Angelo in Vado, in provincia di (PU): l’unico passito al mondo ad essere affumicato, nato da un mix di sauvignon, moscato e trebbiano…. affumicato sì, avete capito bene! L’uva, una volta raccolta, viene fatta appassire per 5 mesi dentro un’ampia stanza dove ogni tanto si accende il camino per affumicarla.  Un vino del 2009 con un colore da far innamorare, un bel giallo dorato carico, al naso sentori di frutta matura, marmellata di albicocca, mango e ananas disidratati, miele e una gradevolissima nota affumicata; in bocca si sposa alla perfezione con il sapore dei formaggi, un vino equilibrato e persistente. Un passito veramente notevole!

Infine abbiamo degustato un moscato d’Asti, un’altra eccellenza enologica italiana: il Forteto della Luja, Piasa San Maurizio, prodotto a Canelli (AT), la patria del moscato. Non riesco a rinunciare ad un buon bicchiere di moscato d’Asti, specialmente quando è così ben prodotto. Giallo paglierino con riflessi dorati e una leggerissima effervescenza; bevuto a giusta temperatura esprime tutti i giusti sentori fruttati, di salvia, fiori, miele e vaniglia. In bocca è cremoso, aromatico e con la giusta acidità che lo rende ancor più gradevole, diciamo che è proprio il fine pasto che stavo cercando!

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