Ristorante Il Ritrovo presenta i vini della cantina Al-Cantàra.

Presso il ristorante Il Ritrovo di Priverno (LT) si è svolta un’interessante cena-degustazione, in collaborazione con Polizzi Rappresentanze. Lo chef Orlando Bruni ha proposto un ottimo menù unendo la cucina siciliana ai grandi vini dell’Etna dell’Azienda vitivinicola Al-Cantàra.

L’Azienda Al-Cantàra nasce nella valle dell’Alcantara, tra l’Etna e i monti Nebrodi, precisamente nella contrada Feudo S. Anastasia a Randazzo, dove sono situati sia i terreni che la cantina.  L’azienda si estende per circa 20 ettari e produce vini ottenuti dalle sole uve raccolte nei propri terreni, che si dividono tra vitigni autoctoni come Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e vitigni internazionali, come il Pinot Nero e il Cabernet Sauvignon. Il suolo vulcanico, ricco di minerali, dona a questi vini aromi caratteristici. 

Al-Cantàra in arabo significa “ponte”, quindi unione, a simboleggiare il legame con la terra siciliana, ma anche fra il vino, l’arte e la poesia; questo perché il proprietario, il Dott. Pucci Giuffrida, ha creato l’azienda unendo tutte le sue passioni, infatti le etichette hanno un design molto originale e i nomi dei vini si ispirano a poesie di autori siciliani. Oltre al vino l’azienda produce anche un’ottimo olio extra-vergine denominato “A Tistimunianza”.

La cena è iniziata con uno sfizioso aperitivo che comprendeva due tipi di ottime bruschette (una con caponata e l’altra con panella di ceci, sale, pepe e limone) e dei gustosi e croccanti arancini. Mentre assaggiavamo queste prime pietanze è stata proiettata una diretta skype molto istruttiva e simpatica con il proprietario dell’azienda e il direttore commerciale Gianluca Calì, i quali hanno presentato l’azienda e descritto le tecniche di produzione dei vini in degustazione,  rispondendo molto garbatamente alle nostre domande; infine il proprietario ci ha allietato con due simpaticissime poesie in dialetto siciliano che hanno dato quel tocco in più alla serata.

La prima portata dell’antipasto s’intitolava “Passeggiata sull’Etna”: un cus cus nero con funghi, castagne e asparagi, spuma di ricotta e chips, con affianco un’emulsione di pomodoro. Un piatto fresco e sfizioso, in bocca i sapori si amalgamavano alla perfezione; un buon mix tra sapore e croccantezza.

La seconda portata è stata una vera delizia, nata dalla collaborazione tra il ristorante Il Ritrovo e la macelleria Merluzzi di Sonnino (Loc.Frasso). Un guanciale marinato cotto a bassa temperatura, morbido e saporito all’interno, ma con una crosta croccante all’esterno (simile a quella della porchetta), abbinato ad un broccolo bruciato con maionese di acciughe. Davvero ottimo!

Con gli antipasti è stato servito il primo vino, il Luci Luci annata 2015: un vino bianco DOC dell’Etna la cui produzione non supera le 4000 bottiglie; è ottenuto con il 100% di uve carricante in purezza e subisce un processo di affinamento per dodici mesi in acciaio sui lieviti e altri sei mesi in bottiglia. Appena versato nel calice ho subito notato il suo bel colore limpido, giallo paglierino carico; al naso ha una buona mineralità e emana sentori di fiori bianchi e di frutta fresca, come di mela gialla e frutta tropicale come mango e ananas. Ottimo anche nell’assaggio, dotato di una buona sapidità e freschezza, con un finale lungo, molto persistente. Questo è un vino che con qualche anno di invecchiamento, può solo che migliorare.

Per primo sono stati serviti dei buonissimi gnocchetti di sola zucca, dunque senza patate e senza glutine, con crema di stracchino posta alla base del piatto, pane croccante e pasta di salame artigianale, lavorata dallo chef per contrastare la dolcezza della zucca. Cremoso, croccante e con un’ottima sapidità data dal salame; buona anche la consistenza dello gnocchetto, un risultato non facile da ottenere senza farina e patate nell’impasto.

Il primo piatto è stato abbinato al Pinot nero U Toccu annata 2012Questo vino è prodotto con sole uve di Pinot nero, in una quantità di bottiglie di 3000 unità.  Dopo la fermentazione il vino matura dodici mesi in barriques, sei mesi in acciaio e sei mesi in bottiglia. Naturalmente non è il classico pinot nero francese, si vede già dal colore che è molto più intenso, un rosso rubino carico; al naso è molto elegante con sentori di frutti rossi come il lampone, vaniglia, tabacco e cacao, in bocca ha una buona acidità, sapidità e un tannino elegantissimo. Questo vino è la dimostrazione che certe volte osare da soddisfazioni.

Come secondo è stato servito uno sfilacciato di manzo con crema di patate leggermente aromatizzata al limone e radicchio brasato. Il taglio della carne era un garretto di manzo (la parte dell’osso buco) assieme alla coda di manzo; entrambe le carni sono state prima brasate separatamente secondo il metodo tradizionale, per 6/7 ore, successivamente sfilacciate e unite nel loro fondo di cottura in un unica pentola. Nel piatto era presente anche una composta di foglie di radicchio, mentre il cuore del radicchio è stato brasato a completamento del piatto. Fantastica la morbidezza della carne, si scioglieva in bocca e diventava un tutt’uno con la crema di patate.

Il vino in abbinamento con il secondo piatto, l’Etna Rosso DOC, O‘ scuru o’ scuru annata 2014, lo avevo già assaggiato in passato e degustarlo di nuovo ha solo confermato le mie certezze. Questo vino viene prodotto in 4000 bottiglie e matura per dodici mesi in barrique di rovere Francese, passando poi in acciaio per altri dodici mesi e sei mesi finali in bottiglia prima di essere commercializzato. Racchiude in sé due vitigni autoctoni siciliani in diverse percentuali: il nerello mascalese per l’80% che permette di ottenere vini adatti all’invecchiamento, ma di colore meno intenso e il nerello cappuccio per il restante 20% che permette di ottenere vini di un’ottima colorazione, dunque è un’ottimo bilanciamento;  Nel bicchiere presenta un colore rosso rubino, al naso emana sentori di frutti rossi maturi, vaniglia e una leggera nota eterea e speziata; in bocca è fresco e reattivo, lungo e ben equilibrato tra acidità e tannicità. Chiude con un finale di ottima persistenza, è un vino molto elegante.

Infine, dato che la cena era dedicata alla Sicilia, non poteva mancare il cannolo siciliano, con una base di salsa al cioccolato e gelato al melograno, un piacevole fine pasto. La croccantezza del cannolo si sposava alla perfezione con il ripieno di ricotta, mentre la freschezza del gelato al melograno attenuava la pastosità del ripieno.

Il dolce è stato abbinato ad un passito di uve nerello mascalese, denominato Lu Disìu annata 2014, prodotto in una quantita di sole 800 bottiglie. I grappoli dopo la vendemmia vengono lasciati ad appassire in fruttaia dai 60 ai 90 giorni; dopo la fermentazione vengono affinati in tonneaux da 500 lt per diciotto mesi e  per altri tre mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Lo definirei un “passito non passito” perché non ha il classico sapore dalla dolcezza esagerata. Il colore è un rosso intenso quasi dorato, al naso si esaltano note di miele di castagno, caramello, marmellata di prugna e frutta sciroppata; in bocca risalta la sapidità, la freschezza, il leggero tannino e il suo spiccato grado alcolico di 15 gradi.

Complimenti allo staff del ristorante Il Ritrovo, un locale molto accogliente e con una cucina ricercata; è stata un’ottima cena e una bella serata, trascorsa e condivisa con appassionati dell’enogastronomia, la quale ad ogni degustazione ci regala sempre forti e nuove emozioni ad ogni degustazione.

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