Radikon ribolla gialla 1995: un’emozione senza fine!

La cantina friulana Radikon fondata dall’illustre Stanislao Radikon, per tutti Stanko (purtroppo scomparso lo scorso anno), è da sempre un punto di riferimento per gli appassionati degli orange wine, essendo lui uno dei padri fondatori dei vini macerati. Ad oggi l’azienda viene portata avanti, in modo sapiente, dal figlio Sasa il quale si occupa della parte produttiva, dalla Mamma Susana impegnata nella parte amministrativa, dalla moglie Luisa e dalla sorella Savina. 

Mi sono appassionato al mondo degli orange wine da un po’ di tempo e dopo aver degustato qualche bottiglia e cercato di capire questi grandi vini, dal colore e dai sapori fino ad allora per me sconosciuti, sono andato alla ricerca di un vino che potesse darmi forti emozioni.  L’emozione è arrivata qualche anno dopo, quando mi sono fermato per pranzare in un bel ristorante nel centro di La Morra, in provincia di Cuneo, denominato Osteria More e Macine. Dopo aver bevuto qualche bicchiere di Gavi, all’arrivo dei ravioli al plin con burro e salvia, tipico piatto piemontese, ho chiesto un vino bianco molto strutturato e quando il cameriere mi ha detto che avevano in mescita una magnum di ribolla gialla Radikon 1995… non ho resistito!

Sasa Radikon mi ha raccontato che il vino in questione è uno dei primi vini che il padre ha prodotto con il metodo della macerazione e forse è la prima vera prova di vino macerato in Italia, ottenuto, però, con un processo diverso rispetto a quello attuale. Infatti nell’anno 1995 Stanko prese metà della ribolla che aveva in cantina e la fece macerare dentro un tino aperto per circa una settimana, mentre l’altra metà della vinificazione fu ottenuta secondo il metodo tradizionale, quindi passando direttamente in pressa. Per l’invecchiamento, di due anni in totale, utilizzò delle barrique, in parte nuove e in parte usate (di secondo e terzo passaggio); da questo momento in poi, per Stanko, i vini macerati divennero il suo obiettivo. Ad esclusione dell’annata 1996 dove l’intero raccolto fu distrutto dalla grandine, il vero e proprio inizio con il 100% di uve macerate è stato nell’anno 1997. 

Quando mi è stato servito il vino, ho notato subito sulla bottiglia una grafica diversa da come siamo abituati a vederla oggi, l’etichetta era leggermente rovinata ma rendeva la bottiglia ancor più affascinante. Quella è stata la  prima volta che ho visto in azione il coravin: un sistema che permette di versare il vino senza dover stappare la bottiglia, un’invenzione davvero geniale!

Appena mi è stato versato il vino, ho notato immediatamente il suo bel colore giallo ambrato. Al naso presenta una spiccata complessità, un vino ampio, con sentori di frutta matura come l’albicocca disidratata, un profumo floreale non ben definito, profumi di spezie come la cannella, la curcuma e una leggerissima nota di liquirizia. In bocca la predominanza della frutta matura si fa notare ma è accompagnata ancora da una buona sapidità e mineralità.

Questa è stata una delle più belle esperienze enologiche che abbia mai fatto. Dopo 22 anni trovare ancora un vino “bianco” che ti regala queste forti emozioni, può renderti solo che felice!

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