Oggi vi porto alla scoperta di un vino bianco prodotto da Podere I Caratelli, una giovane realtà guidata da Pier Paolo Caratelli di appena 29 anni. Ci troviamo a Cori, un bellissimo borgo collinare del Lazio, in Provincia di Latina. Ed è proprio qui che nasce il protagonista di oggi: il BBÈGLIOMÈ IGT 2025, un nome che deriva dal termine corese “bello mio”. E, visto il nome, speriamo che oltre a essere “bello” sia anche…buono! Questo vino è ottenuto al 100% da uve Bellone, uno dei vitigni autoctoni più interessanti del Lazio, ed ha una gradazione alcolica di tutto rispetto: 14,5%. Insomma, un vino bianco che non ha proprio paura di farsi sentire!

Ma attenzione: non aspettatevi il classico Bellone a cui siamo abituati. Il BBÈGLIOMÈ è infatti un’interpretazione non convenzionale, frutto di una lavorazione particolare che Pier Paolo segue personalmente passo dopo passo. Non avendo ancora una cantina propria, per la parte di vinificazione e fino all’imbottigliamento si appoggia alla Tenute Filippi sempre di Cori, la cantina di un suo caro amico. Una collaborazione che gli permette comunque di essere presente e seguire da vicino tutte le fasi della produzione.
La vendemmia 2025 è iniziata nei primi giorni di settembre ed è stata effettuata esclusivamente a mano. Dopo la diraspatura, gli acini non vengono pressati, ma finiscono direttamente nei silos di acciaio, dove rimangono per nove giorni a macerare a temperatura controllata. Terminata la macerazione, dopo la svinatura il vino riposa per circa sei mesi in acciaio, prima di essere imbottigliato e lasciato affinare per altri due mesi in bottiglia. Insomma, prima di arrivare nel nostro bicchiere si prende tutto il tempo necessario!

E nel bicchiere cosa troviamo?
Alla vista si presenta con un bel giallo paglierino luminoso, accompagnato da intensi riflessi dorati. Un colore che fa subito pensare a un vino, fresco ma con una certa struttura e morbidezza. Al naso è abbastanza intenso e soprattutto molto piacevole. Arrivano subito profumi di pesca e albicocca, accompagnati da leggere note agrumate e mielate ed erbe aromatiche che ricordano il rosmarino. Poi, con un po’ di attenzione, emergono anche sfumature floreali di ginestra e una nota minerale. A questo punto il bicchiere inizia a farsi interessante… ed assaggiare diventa praticamente un obbligo!
E in bocca?
Qui, il BBÈGLIOMÈ dà il meglio di sé.
Il sorso è fresco, vivace e ben equilibrato. L’acidità è presente, ma non esagera: dà slancio al vino, lo rende piacevole da bere e soprattutto fa venire voglia di berne ancora. Sul finale arriva una bella sensazione sapida e minerale, che pulisce la bocca e lascia una piacevole persistenza.
E qui arriva una delle caratteristiche che ho apprezzato maggiormente: nonostante i suoi 14,5%, il vino riesce a mantenere una buona scorrevolezza. Non è uno di quei bianchi che dopo due sorsi ti fanno pensare: “Ok, adesso basta!”.
A tavola come si comporta?
Secondo me è proprio a tavola che questo Bellone può dare grandi soddisfazioni.
Lo vedo abbinato molto bene con piatti di pesce, anche alla griglia e con preparazioni dai sapori abbastanza decisi. Un esempio? Uno spaghetto alle vongole con una bella aggiunta di bottarga: qui la componente sapida del vino può creare un bel gioco con il piatto.
Ma personalmente lo proverei anche con carni bianche e formaggi, abbinamenti nei quali la sua struttura riesce a farsi apprezzare ancora di più. Mi è piaciuto proprio per questo: è un vino facile da bere, ma non banale.
Non cerca di stupire a tutti i costi, non vuole fare il “fenomeno” nel bicchiere. Piuttosto, accompagna il sorso con equilibrio, freschezza e una bella componente sapida, raccontando il Bellone e il territorio di Cori attraverso un’interpretazione personale.
Si lascia bere con grande facilità ma che, se gli dedichiamo un po’ di attenzione, ha qualcosa da raccontare , mi è piaciuto veramente tanto!
E come sempre, la regola è una sola: un buon vino dà il meglio di sé quando nel bicchiere c’è anche la voglia di stare bene e, possibilmente, qualcosa di buono da mangiare.
